Traslocare riordinando la propria vita

Traslocare riordinando la propria vita

Traslocare può insegnare diverse cose su di noi e sulla nostra capacità di prendere decisioni.  Riordinare con metodo trasforma la vita. 


TRASLOCARE

È un anno che mi sono trasferita a vivere in un’altra regione.

Il mio trasloco l’ho suddiviso in più parti, per diversi motivi, non ultimo il fatto che le questioni grandi per attitudine e abitudine cerco sempre di scomporle in frammenti più piccoli.

È risaputo che il trasloco sia tra le prime cause di stress e che la sua esperienza sia come l’elaborazione di un lutto. Dunque mi sono presa il tempo di svuotare la mia casa con calma e senza fretta, con l’intenzione di stressarmi e stancarmi il meno possibile.

Almeno questa era l’idea!

Nonostante questo, venti anni di vita in un appartamento di circa 100 mq più un garage mi hanno messa a dura prova lo stesso!

PRIMA FASE: SELEZIONARE

La prima fase si è svolta durante il lockdown della primavera 2020. 

Non era possibile e non aveva senso prendere tutto e metterlo negli scatoloni in maniera indiscriminata. Capivo che quella era l’occasione per mollare un po’ di zavorra, soprattutto non sapendo quale casa di arrivo avrebbe accolto me e i miei oggetti.

Dopo tanti anni di accumulo senza buttare via niente, dovevo iniziare dal fare una selezione. Mettere le mani e decidere cosa tenere e cosa lasciare. 

Mi sono messa in questa impresa senza un metodo, così ingenuamente, seguendo l’intuizione.

Il primo giro di giostra è stato abbastanza facile e anche divertente. Mi sono alleggerita eliminando le cose più evidenti da tutte le categorie: vestiti, gli oggetti della cucina, oggetti vari, libri e ricordi.

Tutto si è complicato mano a mano che andavo avanti.

La stanchezza ha cominciato a farsi sentire, le resistenze sono aumentate. Mi sono resa conto che staccarmi dalle cose mi impegnava emotivamente più di quanto pensassi.

Ho vissuto questa esperienza da sola. Immergendomi completamente per settimane. Un po’ per volta. Riempiendo sacchi e scatoloni. Frequentando assiduamente l’ecocentro e il mercatino dell’usato. Chiedendo a parenti ed amici se potevano avere bisogno di qualcosa.

È stata una lunga cerimonia degli addii celebrata senza preparazione. Non avevo ancora letto il famosissimo Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita di Marie Kondo.

Come tutti ne avevo sentito parlare, ma non ero mai stata curiosa di leggere cosa aveva da dire. 

La prima fase, quella del selezionare e del buttare, avrei dovuto farla anche senza la motivazione del trasloco, ma non sono sicura che senza quella situazione “forzata” mi sarei avventurata in modo così determinato e radicale di fronte all’immane impresa.

Ce l’avevo in mente ogni volta che entravo in garage, ma non trovavo mai il momento giusto

In questo avere una casa grande e spaziosa non aiuta. Secondo Kondo però non aiuta neppure avere una casa più piccola, a dire dei suoi clienti. 

SECONDA FASE: INSCATOLARE

La seconda fase si è svolta in autunno al termine delle vacanze quando mi stavo trasferendo per un periodo in un appartamento provvisorio dove avrei potuto portare un po’ delle mie cose.

Il resto sarebbe stato organizzato almeno temporaneamente nel garage dei miei.

Secondo giro di giostra e inscatolamento di praticamente di tutto quello rimasto. Fisicamente una fatica enorme. Emotivamente uno choc. Di fronte alla catasta di roba che avevo deciso di tenere, nonostante l’altra catasta e mezzo che avevo eliminato, mi sono sentita travolgere e soffocare dalle cose.

Nel passaggio dentro agli scatoloni molte cose hanno segnato il passo e sono state abbandonate al loro destino.

TERZA FASE: BUTTARE ANCORA

Nella primavera successiva ho venduto l’appartamento, acquistandone un altro più piccolo della metà e senza garage. 

Si trattava di liberare una casa di tutto definitivamente e trasferirmi in quella nuova. Certo non mi aspettavo un altro giro di giostra, convinta di avere oramai fatto il grosso del lavoro.

Ingenua io! Ho pagato una grande inesperienza!

Insomma, senza soffermarmi su ulteriori dettagli, la sostanza è che sto ancora buttando roba a distanza di un anno. 

Marie Kondo parla di sei mesi per fare un lavoro fatto bene secondo il suo metodo (ebbene sì adesso il suo libro l’ho letto!) e credo tra una fase e l’altra di essere nei tempi suggeriti!

IL METODO KONMARI

Che esperienza di crescita e riflessione ho vissuto. 

Il riordino vi trasforma la vita.

Mi sono ritrovata nelle parole di Kondo, lei esperta di riordino che se ne occupa da quando ha tre anni!

Ho riflettuto molto sul perché della mia ostinazione a riordinare. Sono giunta alla conclusione che probabilmente affondava le radici nel desiderio che i miei genitori si accorgessero di me e in un complesso di inferiorità nei confronti di mia madre. Essendo la seconda di tre fratelli, da quando avevo tre anni non ho ricevuto molte attenzioni dai miei genitori; sono sicura che non era loro intenzione, ma trovandomi in mezzo tra mio fratello che era il primogenito e mia sorella che era la piccolina di casa, non potevo fare a meno che sentirmi in quel modo. Il mio interesse per il riordino e le faccende di casa iniziò quando ero al terzo anno di scuola materna e credo che fosse la mia strategia per non creare problemi ai miei genitori, indaffarati a occuparsi di mio fratello e di mia sorella.

Senza saperlo sono passata attraverso tutte le fasi indicate nel “metodo Konmari” che sono fondamentalmente due: “buttare via ciò che non serve e trovare una collocazione a quello che rimane”.

Primum buttare!

Più facile a dirsi che a farsi. Ma decisamente un’esperienza che consiglio!

TENERE CIO’ CHE EMOZIONA E RENDE FELICI

Kondo dà indicazioni pratiche che devo dire mi stanno aiutando ora che sto ulteriormente lavorando sulle mie cose per farle entrare ordinatamente nella mia nuova piccola casetta.

Per esempio, il suggerimento di buttare tutto ciò che non mi emoziona, identificando ciò che mi rende felice, mi è molto utile. 

Ma anche riflettere se quando non riesco a buttare qualcosa è per attaccamento al passato, o ansia per il futuro, mi serve molto. 

Prendo in mano l’oggetto su cui sono indecisa e gli chiedo: Mi emozioni? Mi parli del passato o mi vuoi dire qualcosa del futuro? O sei interessato un po’ a tutti e due?

In questo modo spesso riesco a decidere cosa fare. 

Facendo ordine in casa cambiano di pari passo anche il modo di pensare e lo stile di vita… riordinando si mette in ordine il passato; di conseguenza, si prende coscienza di ciò che conta davvero nella nostra vita e di ciò che invece non serve; di ciò che bisogna fare e di ciò che invece bisogna lasciarsi alle spalle.

VALORI E ABILITA’ DI SCELTA

A furia di ripetere questo procedimento centinaia e migliaia di volte, affiniamo la nostra abilità di scegliere.

Ed ecco che una disordinata cronica come me trova improvvisamente un senso interessante nell’impegnarsi a mettere in ordine le sue cose. 

Non avevo mai considerato la questione da questo punto di vista. Il libro della Kondo è veramente grazioso e non me l’aspettavo, devo essere sincera.

Il fatto che mentre riordiniamo ci facciamo guidare dai valori che esprimiamo nella vita ci motiva all’ordine come modo per conoscerci meglio e per migliorare la nostra capacità decisionale.

Se riconosceremo il nostro attaccamento al passato e le nostre paure per il futuro esaminando ciò che possediamo, saremo in grado di capire ciò che per noi è veramente importante. Questo procedimento ci aiuta a identificare con chiarezza i nostri valori e riduce la confusione che ci attanaglia quando dobbiamo fare delle scelte di vita. Se saremo sicuri delle nostre decisioni e riusciremo a prendere l’iniziativa senza essere bloccati da nessun dubbio, saremo in grado di raggiungere tanti obiettivi. In altre parole, prima affrontiamo le nostre cose, meglio è. Se pensate di mettere in ordine la casa, cominciate ora.

IL NOSTRO RAPPORTO CON LE COSE

Il metodo Konmari è affascinante anche nel modo che ci suggerisce per rapportarci alle cose

Considerare gli oggetti vivi, utili e con un compito da assolvere nelle nostre vite è una prospettiva originale che può rendere più semplice anche il distacco, il lasciare andare ringraziando per quello che quegli oggetti hanno fatto per noi.

Vi confido un segreto: riordinare è addirittura divertente! Il percorso che fate confrontandovi con cose che avevate quasi dimenticato, decidendo che cosa ne pensate, ringraziando gli oggetti che ormai hanno fatto il loro corso e congedandovi da loro, è come un rito di passaggio che a tutti gli effetti vi permette di «fare un inventario» della vostra interiorità.

Ogni cosa che possedete vuole esservi utile. Anche se la butterete via o la brucerete, si lascerà alle spalle un’aura di «chi ha voluto rendersi utile». Non più prigioniera della sua forma reale, si muoverà nell’universo sotto forma di energia, facendo sapere alle altre che voi siete speciali, e tornerà da voi nelle sembianze di un oggetto che sarà più utile alla persona che siete adesso, e vi offrirà una felicità maggiore.

L’idea di questa energia che ritorna libera nell’universo grazie a quegli oggetti che hanno adempiuto al loro compito rendendosi utili e donandoci momenti felici e che poi abbiamo buttato è coinvolgente e convincente.

Meno attaccati alle cose impariamo a possedere solo ciò che si ama o ciò di cui si ha veramente bisogno. Provare per credere! 

A presto

Rosalba

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