Se non ricordi niente

Se non ricordi niente

Capita che quando le persone sentano parlare per la prima volta di autobiografia, dichiarino “Io non ricordo niente.”
Anche i bambini possono avere la stessa reazione e questo stupisce sempre, considerato il loro breve percorso di vita.
Avere o meno memoria autobiografica non dipende solo da quanti anni abbiamo vissuto, ma anche se il nostro pensiero è allenato alla competenza memoriale e all’arte del racconto di sé
Certamente non possiamo ricordare tutto, ma neanche non ricordare niente. Ognuno trova il suo personale punto di equilibrio fra questi due poli.


Primo scatto: le mimose

La primavera è alle porte e nella campagna sono già fioriti gli alberi di mimosa. Inconsapevoli della loro bellezza e gioiosamente colorati si stagliano nel panorama di fine inverno, quando ancora gli altri alberi non sono fioriti.

Sono colpita da queste improvvise macchie di giallo che compaiono mentre viaggio in auto in direzione della casa di amici. 

Mi sento emozionata ancora una volta dalla vita che rinasce anche quest’anno, miracolosamente.

Mentre sono attenta a cercare questi concentrati di luce intorno a me, (non sono io al volante!), associo senza volere questa allegra ricerca visiva al ricordo della “caccia” agli alberi di Natale che facevo da bambina. 

Secondo scatto: gli alberi di Natale

Nel periodo appena precedente al Natale facevo un gioco con i miei fratelli. Guardavamo fuori dal finestrino della macchina di papà in movimento, gareggiando a chi vedeva il primo albero addobbato e poi tutti quelli che piano piano avrebbero illuminato il paesaggio notturno con l’avvicinarsi del 25 dicembre. Ogni lucina intercettata era un punto verso la vittoria. 

Una sera di anni dopo ho scoperto che questo momento speciale per me e che mi portava teneri ricordi dalla mia infanzia, era un passatempo che anche alcuni miei amici avevano fatto con i loro fratelli. Non ci conoscevamo a quel tempo eppure in luoghi, anni, famiglie e storie diversi vivevamo una situazione simile.

La memoria autobiografica

Prendo spunto da questo piccolo e personale album (autobio)fotografico. Scrivere la propria autobiografia può avere fra i suoi effetti quello di risvegliare i ricordi, affinando la capacità di attenzione al mondo esterno, rendendo più fluida l’associazione libera di idee e ricordi che apparentemente non hanno niente in comune fra loro. 

A volte le persone dicono di ricordare molto poco della loro vita. Anche i bambini, quando si approcciano alla scrittura autobiografica negli atelier o nei laboratori itineranti, possono reagire nello stesso modo degli adulti.  

La memoria autobiografica è mobile, si muove tra presenza e assenza, tra pieni e vuoti, tra ricordo e oblio. Si sposta tra i diversi piani temporali del passato e del presente. Non sempre però siamo coscienti di questo lavorio della nostra mente che rivive e rievoca, spesso silenziosamente. Ce ne accorgiamo quando dei ricordi affiorano inaspettati in alcuni momenti della nostra quotidianità o in occasioni particolari. 

Presente e passato sono immancabilmente collegati tra di loro, in un intimo dialogo che avviene dentro di noi. Con o senza la nostra intenzione, quello che accade oggi può entrare in una profonda e significativa connessione con quello che si è vissuto precedentemente, anche nei periodi lontani della nostra storia. 

La cosa interessante è che la memoria autobiografica può essere sollecitata gentilmente ad emergere. Praticare il pensiero autobiografico avvicina gradualmente al recupero di ciò che è stato. La scrittura autobiografica risveglia la consapevolezza. E una volta che hai acquisito questa flessibilità interiore di movimento tra i fatti storici della tua vita, non lo dimentichi più! 

Se ti incuriosisce scoprire cosa puoi ricordare e cosa no della tua storia, scrivimi.

A presto

Rosalba