Raccontare l’Alzheimer

Raccontare l’Alzheimer

Il 18 marzo è la Giornata nazionale in memoria delle vittime da Coronavirus. Questa settimana cadono anche altri due eventi tradizionali, La Festa del papà e la Settimana del cervello. Il racconto autobiografico di Jonathan Franzen, Il cervello di mio padre, offre l’opportunità di unire queste tre ricorrenze in una riflessione comune e di raccontare l’Alzheimer.


La Festa del papà e la Settimana del cervello dedicata alle neuroscienze, due occasioni che cadono nel calendario del mese di marzo, anche quest’anno le trascorreremo un po’ così, alla “COVID-19 maniera”. Senza stare insieme, senza vedersi, in assenza. Aspettando tempi migliori. 

È esperienza comune che l’assenza sia presenza. 

Possiamo essere fisicamente lontani dai nostri genitori non solo per questioni di epidemia, di zona rossa o di lockdown, ma anche perché magari sono deceduti. O per altri motivi, come un litigio, la decisione di tenerli lontani dalla propria vita o per non averli mai nemmeno conosciuti. Loro comunque sono con noi. Presenti.

Il papà è uno dei protagonisti nella biografia di tutti noi. Una stella nella costellazione familiare. Ogni stella è uguale alle altre e diversa allo stesso tempo. Ha un nome, una grandezza, una luminosità, calore, distanza dalla terra specifici. Le stesse caratteristiche la distinguono e la accomunano, all’interno della famiglia delle stelle. Così anche i papà. 

Le stelle più grandi e luminose sono dette “giganti”, quelle più piccole e meno visibili vengono chiamate “nane”. I loro colori poi sono svariati, vanno dal blu, al giallo, all’azzurro, dal bianco all’arancione e al rosso.

Le stelle nascono, vivono, muoiono… come i papà. Che pure si ammalano.

Una stella era anche Earl Franzen, papà di Jonathan Franzen scrittore e saggista americano, autore di Il cervello di mio padre

In questo suo libro autobiografico l’autore scrive del padre e della malattia che lo colpì, l’Alzheimer. Partendo da questa dolorosa esperienza personale, Franzen si sofferma sul tema della memoria, dei ricordi, dell’identità, di come questi si formino e funzionino grazie al cervello e di come anche si perdano e si dissolvano per via di un cervello che si ammala. Di come noi siamo cervello, ma anche qualcos’altro. Di quanto misterioso sia questo organo. Come l’universo, forse di più. 

Molti fili si intrecciano nella trama di questo racconto. Le storie, quella del padre, della madre, del figlio, della famiglia. Le relazioni, tra il papà e il figlio, tra quest’ultimo e la mamma, dei genitori tra loro. La malattia, quella del capofamiglia, l’Alzheimer, che è al centro della vicenda e da cui prende le mosse tutta la narrazione. La morte di entrambi i genitori. I ricordi di infanzia, ma anche quelli più recenti. E poi ancora le riflessioni più intime, su quello che il dolore, la sofferenza, la vecchiaia e la scomparsa del genitore gli hanno lasciato come insegnamento.

La senilità non è soltanto una distruzione di significato ma anche una fonte di significato. […] Davanti a me si era aperta una brutta porta, e io scoprii di essere in grado di oltrepassarla.

È un libro questo di Franzen da leggere perché è vero, autentico e fa pensare. Lo scrittore mentre vive la sua vicenda, cresce, mentre scrive e ricorda, impara e diventa consapevole. Non c’è da stupirsi. Una storia di vita è fonte di conoscenza e saggezza per la persona che la vive, e anche per gli altri, per i quali può diventare occasione di confronto e ispirazione.  

Ogni autobiografia è unica e irripetibile. Roberto Benigni in un memorabile spettacolo sulla Divina Commedia spiegava molto bene:

“Ci ha insegnato Dante per mezzo del racconto e con parole commoventi e antiche, con la grandezza e la semplicità che hanno, ci ha insegnato a capire che ognuno di noi è qua e che ognuno di noi è l’eroe, il protagonista di una storia irripetibile. Anche se i suoi giorni e le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno, ognuno di noi è protagonista di un dramma epico irripetibile per l’eternità, che non si ripeterà mai più. Quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà maipiù che ne nasca uno uguale, e ognuno di noi è il protagonista di quella storia impressionante”.

Contemporaneamente, nella peculiarità dei vissuti personali, ogni autobiografia può assomigliare ad un’altra. Non solo nei passaggi importanti, quelli apicali che si riferiscono alle tappe fondamentali della vita di tutti, ma anche in quelli che sembrano fatti minori, “ordinari”.

Le esperienze vissute, i sentimenti, le emozioni, le relazioni ci uniscono nella grande comunità umana in cui ci riconosciamo e con cui entriamo in risonanza quando prestiamo attenzione e ascoltiamo veramente le storie altrui.

Succede questo anche mentre leggiamo Il cervello di mio padre. Franzen ci racconta di suo padre, ma parla anche del nostro. Mentre scrive della malattia di lui, parla dei sintomi di milioni di altre persone malate di Alzheimer, senza nulla togliere all’essere speciale dell’esistenza del proprio genitore. 

E tuo padre… quale storia cela la sua stella? In cosa è unica e speciale, in cosa assomiglia a quella di altri?

A presto

Rosalba

Bibliografia

Franzen J., Il cervello di mio padre, Einaudi, 2013.