Leggere autobiografie

Leggere autobiografie

Leggere autobiografie. Leggere le vite degli altri. Mettersi in ascolto dell’esperienza di un’altra persona, senza giudicare. Condividere il suo percorso per riflettere sul nostro. Ascoltare le risonanze in un rimando di echi emotivi e memoriali.


È per me sempre un onore leggere la storia di un’altra persona attraverso la sua autobiografia. C’è una sorta di sacralità nell’avere in mano il libro della vita di chi ha voluto con grande generosità raccontarsi e offrire la sua esperienza o parte di essa a un pubblico di lettori.

PATOGRAFIE

Ho già scritto delle patografie. 

Se la malattia diventa per alcuni la motivazione a scrivere di sé, il più delle volte la narrazione non rimane naturalmente confinata a quel solo evento.

Si aprono finestre di ogni tipo e straordinari scorci di panorama quando una persona ti ospita nella sua casa. Il silenzio di un ascolto attento e partecipante è fondamentale, mettere tra parentesi il giudizio, il commento, l’opinione, la polemica, i propri pregiudizi e le teorie. 

Mettere da parte se stessi, entrare in punta di piedi e nello stesso tempo essere permeabili e farsi toccare dai ricordi, dalle emozioni, dai fatti, dalle riflessioni di chi sta aprendo la porta della sua esistenza.

Questa è la postura con cui affrontare la vita degli altri. Sia se siamo semplici lettori, ancora di più se siamo professionisti sanitari che da quella storia possiamo trarre spunti di riflessione per il nostro lavoro per migliorare la nostra prestazione professionale di fronte a persone ammalate che soffrono e che si rivolgono a noi in una fase della vita estremamente segnata dal dolore fisico e morale, dalla vulnerabilità e dalla fragilità.

COMUNICAZIONE MEDICO-PAZIENTE

L’autobiografia di una persona che racconta la sua esperienza di malattia può essere fonte di preziose indicazioni per familiari, amici, conoscenti operatori sanitari su come non comunicare (e per comunicare intendo in senso più ampio comportarsi, relazionarsi) e quindi su come sarebbe opportuno rivolgersi a una persona che quando si trova ad affrontare un problema grave di salute è in una situazione di notevole fragilità

Le patografie sono ricche di esempi sugli effetti della comunicazione medico-paziente per quei dottori che si mettono in discussione nella loro relazione umana e non solo professionale con i pazienti. Senza sentirsi sotto accusa o sotto esame. Convinti che il miglioramento continuo fa parte del fascino del nostro lavoro, il dubbio sano che porta alla riflessione su come tornare a curare le persone aggiungendo senso a quello che facciamo tutti i giorni. Soprattutto quando di fronte al dolore e alla sofferenza di un altro essere umano facciamo fatica a trovarlo quel senso.

Prendersi cura implica dedizione, attenzione, concentrazione. È un linguaggio, più che un atteggiamento. È necessaria una risposta, prendersi cura prevede dialogo.

TUMORE MA NON SOLO

Marianna Corona in “Fiorire tra le rocce. La via dell’equilibrio quando la vita si fa ripida” scrive di sé e della sua esperienza di persona che si è ammalata di tumore al colon. Ma c’è moltissimo altro nel suo libro.

Svariati fili si dipanano dalla sua penna.

Impossibile in un solo articolo soffermarsi su ogni tema da lei affrontato, su ogni considerazione da lei offerta. 

Lascio a ogni lettore, già autobiografo o aspirante tale, confrontarsi con le risonanze che le parole dell’autrice potranno evocare.

Due gli argomenti portanti di tutto il romanzo: la montagna e lo yoga.

Chi ama questi due universi li ritroverà in un appassionato racconto. Chi è curioso di essi magari troverà l’occasione per mettersi gli scarponcini e srotolare il tappetino.

LA MONTAGNA

La montagna e i suoi elementi presi a metafora della vita.

Cercavo di guardare il meno possibile la cima per non avvilirmi. “Un passo dopo l’altro, guardati i piedi, non dove devi arrivare”: Mauro Corona, mio padre.

In montagna le crisi di ansia e di panico arrivano quando ti rendi conto di esserti perso, di non avere vie di uscita. Funziona così anche nella vita. Finché questo non succede, continui piacevolmente ad andare avanti. Quando invece dentro di te sai di esserti perso, ti viene l’ansia. Se hai accortezze leali, puoi riflettere sul fatto che non sia proprio la strada migliore, ma prosegui tutto sommato senza grossi intoppi. Il problema è che se non è la strada giusta, prima o poi si fanno vedere i segnali inequivocabili dello stop, del passaggio sbarrato. Tutta in una volta ti arriva addosso una completa consapevolezza, nitida e lucente da far invidia al Dalai Lama.”

LO YOGA

Lo yoga come approdo a una cura di sé integrale. 

Insisto con lo yoga e mi distraggo dalla malattia, dalle medicine, mi concentro sulla vita. La mia metamorfosi è solo all’inizio.

LA MALATTIA, IL CORPO, LA NATURA

A margine altri temi importanti cruciali. La lettura e la scrittura a sostenere il cammino dell’esistenza.

La famiglia, il papà, la mamma, il fratello, la sorella. 

Gli amici. Gli affetti. Gli animali. I curanti, medici, operatori sanitari, psicologi incontrati lungo la strada. 

La memoria e i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia a reggere i colpi del presente.

La malattia, centrale protagonista con tutto il suo carico di dolore, di sofferenza, opportunità di cambiamenti e di apprendimenti. 

“Tutto triste, il camaleonte si rese conto che, per conoscere il suo vero colore, doveva posarsi sul vuoto”, Alejandro Jodorowsky, artista.

Il rapporto con il corpo. Tema di riflessione importantissimo in salute e in malattia per chiunque.

Per non parlare del ruolo della natura.

Cerco di alleggerirmi l’anima nella natura, a volte ci riesco. 

Molto altro ancora leggerete nel racconto di questa donna consapevole, “sopravvissuta”, tornata “disponibile alla vita”.

Mio padre mi manda un messaggio. “Si rinasce ogni mattina da quello che resta”.

Che dire, grazie Marianna. 

“Buon mondo intorno” anche a te.

A presto

Rosalba

Photo by Annika on Unsplash