La vita è fatta di scelte

La vita è fatta di scelte

Le nostre scelte ci raccontano, ci identificano, ci descrivono. La vita è fatta di scelte (determinate o meno) e un margine di libertà c’è anche negli eventi più drammatici.


Oltre al fatto se siamo o meno liberi di scegliere, a me interessa cosa scelgo e cosa le persone scelgono. Mi interessa perché le nostre scelte ci raccontano, ci identificano, ci descrivono. Mi interessa perché la vita è fatta di scelte (determinate o meno) e secondo me c’è un margine di libertà anche negli eventi più drammatici.

Come ho già raccontato, mi interessa la scelta al punto da averne fatto il mio percorso e la mia riflessione professionale. Mi coinvolge essere a fianco di persone che fanno una scelta. Imparo sempre molto da come ognuno conduce la sua vita e prende le proprie decisioni di fronte ai bivi (rotatorie? incroci?) dell’esistenza.

Domenica mattina. Scelgo o non scelgo di svegliarmi presto? Lo decide la mia gatta! Maki è la mia gatta perché io ho deciso di prenderla con me. 

Le conseguenze delle nostre scelte. Ero libera di non adottarla? Secondo alcuni filosofi no.

Lo leggo nell’ultimo numero di Internazionale, nell’articolo di Oliver Burkeman pubblicato sul The Guardian, La libertà è un’illusione”.

Gli argomenti contro il libero arbitrio risalgono a millenni fa, ma l’ultima ondata di scetticismo è dovuta ai progressi delle neuroscienze negli ultimi decenni. Oggi che è possibile osservare l’attività fisica del cervello associata alle nostre decisioni, è più facile vedere queste cose come una delle tante componenti della meccanica dell’universo materiale, in cui il libero arbitrio (free will) non ha alcun ruolo.

Ma a me importa sapere se decidere di convivere con un animale o meno sia stata una libera scelta o se invece non dipenda da infinite cause prima di me? Da infiniti condizionamenti e influenze? Da come è fatto il mio cervello?

No apparentemente non mi importa, nel senso che lo trovo un argomento affascinante e misterioso, ma che non cambia la mia fiducia nelle scelte che faccio e che non mi ha impedito di accogliere Maki. 

Nello stesso tempo non mi sento a disagio rispetto al fatto che mentre credo nel potere delle mie decisioni, io creda anche al potere dell’universo, come forza saggia, seppure spesso imperscrutabile. Per esempio Maki è arrivata al momento giusto ed è la “mia” Maki.

Ci sono momenti nella vita in cui mi lascio cullare dall’idea che l’universo comunque segua una sua logica indipendentemente da me e dai miei sforzi, che non c’è molto che io possa fare per cambiare le cose, che l’unica cosa da fare è lasciare andare. La mia scelta è lì… lasciare andare. 

E non per questo mi sento “un burattino” in balia di forze fuori dal mio controllo.

Il concetto è simile. Io lo chiamo “lasciare andare”, il giornalista “essere burattino”. 

Le parole per raccontarlo sono diverse, il punto di vista diverso, l’esperienza che se ne fa diversa, le conseguenze diverse. Diverso, non migliore o peggiore. Semplicemente diverso. 

Posso decidere con quali occhi guardo il mondo, con quali parole lo descrivo? Penso di sì e questo fa la diversità.

Per chi tende a essere duro con se stesso, è terapeutico pensare di aver fatto esattamente quello che poteva fare e che, nel senso più profondo, non avrebbe potuto fare di più. E per chi tende a infuriarsi con gli altri per i loro piccoli misfatti, è rassicurante pensare con quanta facilità le loro colpe avrebbero potuto essere le nostre.

È ancora domenica mattina e Maki mi ha portato il regalo della giornata. Un gigantesco insetto, forse un coleottero, una specie di Gregor Samsa nella mia cucina. È un’osservatrice Maki, una cacciatrice e ogni giorno mi porta qualcosa che poi nasconde in giro per la casa. Ma Gregor no! Lo prendo e lo metto in salvo in giardino. Kafka ringrazia!

Le scelte che facciamo sono inevitabili in ogni momento della nostra giornata e come scrivevo ci raccontano.

Per esempio fra tutte le cose che potevo fare questa meravigliosa mattina di inizio luglio al sud ho deciso di guardare le copertine di Internazionale delle ultime settimane, farmi guidare dalla mia attenzione e leggere un articolo.

Quando si è preso un impegno con se stessi e si ha il desiderio di conoscersi anche chiedersi della propria domenica mattina ha un senso. A qualcuno potrebbe sembrare banale o strano, ma la riflessione, se adeguatamente esercitata, può aprirsi a insospettate prospettive.

Provare per credere. Partendo da qui potrei raccontare e scrivere nel mio diario decine di pagine di argomenti che riguardano me e la mia vita in una concatenazione inesauribile di riflessioni, magari appoggiate da letture (per esempio la casa, il giardino, il trasloco, gli oggetti, l’estate, il sud, la mia competenza di programmazione, i libri da leggere, il tappetino, lo yoga, la meditazione, ecc.).

Ma bisogna scegliere adesso, ora quello su cui focalizzare lo sguardo e il pensiero.

È un po’ come quando le persone mi chiamano per un colloquio e sono timorose. Non ho mai chiamato una psicologa. E adesso che le dico? Le cose sono tante e non so da che parte cominciare. Non preoccuparti, abbi fiducia, comincia e da lì si apriranno molti sentieri e li percorreremo insieme, senza fretta che un viaggio è fatto di un passo alla volta.

Non sei sola. La relazione è a due, ci sono anch’io e ti posso aiutare. La scelta è tua però. La migliore che puoi fare per te in questo momento.

Chiamare o non chiamare? Espormi o non espormi? Parlare di me o non parlare con nessuno? Provare o non provare? Sei tu il regista della tua vita. La prossima scena cosa prevede?

Burkeman spiega che i “compatibilisti” sono quei filosofi che sostengono che se forse le nostre scelte sono determinate, ha comunque senso dire che siamo liberi di scegliere: determinismo e libero arbitrio sono compatibili.

Bene, scopro una nuova cosa di me. Sono una compatibilista. Mi piace! 

Per la maggior parte dei compatibilisti, “essere liberi” significa solo avere capacità di pensare a ciò che si vuole, riflettere sui propri desideri, agire in base ad essi e talvolta ottenere ciò che si vuole. […] Dovremmo solo chiederci se qualcuno ha la normale capacità di scegliere razionalmente, riflettendo sulle implicazioni delle proprie azioni. 

Quando diciamo “non so cosa fare”, spesso è che non sappiamo cosa desideriamo. O magari non ci siamo fermati per chiedercelo o nessuno ci ha mai fatto la domanda. “Cosa desidero per la mia vita?

Questo (fra altri motivi) può provocare un blocco: il non fermarsi a farsi le domande che contano. 

Non temiamole quelle domande e rimaniamo compatibilisti se possibile e anche un po’ scettici. Sicuramente gentili con noi stessi e con gli altri.

C’è un profondo senso di comunione umana in questa visione della realtà, nell’idea che, nella misura in cui siamo esposti a forze fuori del controllo, siamo tutti nella stessa barca, alla deriva nel tempestoso oceano della fortuna.

Le domande contano in questo caso più delle risposte e pensiamo

che forse le condizioni in cui siamo nati hanno influito sulla nostra vita più di quanto pensiamo, determinando non solo la nostra posizione socio-economica, ma anche la nostra personalità e le nostre esperienze: i nostri talenti e le nostre debolezze, la nostra capacità di essere felici e di vincere l’inclinazione alla violenza, alla pigrizia, alla disperazione, e le strade che ci ritroviamo a percorrere.

Dunque ricordiamoci sempre quanto conta la nostra storia e che raccontarsi è il primo passo per prendere in mano le redini e ritrovare un po’ il senso di controllo

La domenica mattina scorre pigra nel cicaleccio. Il campanello di Maki si è perso nel giardino, ma sono sicura che si è nascosta fra le foglie della siepe dove può godere dell’ombra e di un punto di osservazione strategico per la sua caccia. Presto entrerà in casa a cercare un po’ di refrigerio. La mia piccola leoncina! 

Buona domenica a tutti! Compatibilisti e non!

A presto

Rosalba