Coltivare resilienza

Coltivare resilienza

Scrivere il diario e occuparsi di un animale domestico sono due modi per coltivare resilienza e prendersi cura di sé nelle diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita, dalla più quotidiana alla più avversa. 


Non tutte le mattine mi sveglio di buonumore. Non tutti i giorni mi sembrano in piano. Non credo, come scrive Murakami in Abbandonare un gatto che 

nella vita scendere è molto più difficile che salire. 

A volte è così, a volte no.

La vita non è solo salire o scendere. È anche camminare in piano.

E poi? Se penso anche a tutte le variabili geografiche e meteorologiche di un percorso, mi rendo conto che non ce n’è uno uguale a un altro.

Vogliamo aggiungere anche la variabile mezzo di trasporto? La riflessione si complessifica.

Mentre scrivo il diario il mio umore è già migliorato e dentro sento una energia rinnovata per affrontare una nuova giornata.

Scrivere è uno dei miei modi per stare bene. Scrivere di me e delle mie emozioni mi aiuta a fare chiarezza e a diradare nuvole passeggere. 

Ognuno ha il suo modo per prendersi cura di sé, e mettere in atto la propria magica abitudine per riprendersi da una giornata storta ma anche da qualcosa di più grave.

Oltre al diario per me funziona anche la mia micia, Maki, che è capace di cambiare il mio umore come possono capire gli amanti degli animali che convivono con loro. 

Osservarla nei suoi giochi in giardino o mentre dorme appisolata sul tavolo vicino al mio computer mi rilassa come una seduta di meditazione. Non parliamo di accarezzarla mentre leggo!

Nel giornale online Cure® Magazine, che si occupa del tema del cancro rivolgendosi ai pazienti e ai caregivers, Darlene Dobkowski, scrive di quali riflessi possa avere la compagnia di un animale domestico sulla vita di una persona che ha il cancro.

Può motivare a coltivare un pensiero positivo, ad essere maggiormente attivi, anche nei trattamenti e nel seguire uno stile di vita più salutare. Porta gioia nella vita delle persone. Così dicono gli studi fatti negli anni. Così ti dirà chiunque conviva con una bestiola più o meno pelosetta!

Non a caso in alcuni hospice e cliniche/ospedali sono integrati dei programmi di cura con gli animali, la cosiddetta Pet Therapy, per portare una luce nella giornata di un persona gravemente malata e nei suoi caregivers.

Chi ha visto un cane muoversi in un hospice passando da una stanza all’altra per salutare ogni ospite e i suoi cari sa a cosa mi riferisco. 

Ovviamente, come qualsiasi altra cura, funziona con alcune persone non con tutte. Funziona con chi amava convivere con un animale anche prima di ammalarsi.

Il dottor Aminah Jatoi, oncologo, intervistato nell’articolo di Cure®, sostiene a questo proposito, che un medico durante la visita dovrebbe chiedere alle persone tutti quegli aspetti che portano significato e gioia nella loro vita, quindi dovrebbe occuparsi anche del tema degli animali domestici e della loro eventuale presenza nel vita del proprio paziente. 

Forse non può essere un medico a occuparsi anche di questo, ma uno psicologo sì. Nel momento del sostegno a una persona malata che si è persa di fronte alla notizia e che fatica ritrovarsi mentre affronta le cure mediche, si può parlare anche di ciò che faceva stare bene prima e che può fungere da supporto durante e dopo. 

Molte persone lo fanno naturalmente. Trovano in sé e nel contesto dove vivono le risorse per nutrire la loro resilienza e sopravvivere a traumi importanti, riuscendo a trarne un significato, un insegnamento, la forza, la resistenza, il coraggio, la possibilità di trasformare il proprio dolore, la propria sofferenza. 

Chi si sente sopraffatto dalle emozioni e dagli eventi può chiedere un aiuto. È importante non sentirsi soli. 

A presto

Rosalba

Photo by Humberto Arellano on Unsplash